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Crisi Iphone? No, Apple cresce ancora
Nonostante l’autogol legato al nuovo Iphone 4G, Apple continua inarrestabile la propria corsa.
Da perfetto status symbol, nonostante il periodo di crisi l’azienda di Jobs registra aumenti di quotazione in borsa sempre crescenti. Un dato di fatto è che nel secondo trimestre del 2010 l’Iphone abbia venduto il 61% in più del precedente, e poco importa ai vertici se i mancini non possono telefonare con l’ultimo modello. Segue a ruota l’Ipad che in pochissimo ha venduto 3,3 milioni di unità, tanto che i soliti veggenti prevedono che possa superare i 12 milioni entro il 2010.
Si va verso un nuovo monopolio, dunque, per la prima volta radical chic: pare infatti che l’Ipad sia riuscito a superare Kindle, l’e-reader di Amazon. Secondo Marianne Wolk, analista del gruppo finanziario Susquehanna,
‘Apple ha dichiarato di aver venduto 3,27 milioni di iPad, superando il numero di utenti attuali di Kindle, che stimiamo in 3 milioni’.
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Ipad in chiesa
L
a proposta di padre Paolo Padrini: usare l’Ipad in chiesa. Avevamo già parlato del diffondersi del fenomeno ereading in diversi settori della nostra vita. Ora anche all’interno di una delle istituzioni più conservatrici si leva una voce a favore dell’informatica. Da luglio infatti i testi ecclesiastici approderanno sull’ormai celebre tavoletta grazie a una “provvidenziale” applicazione.
Di qui l’iniziativa del giovane sacerdote Paolo Padrini, che già un anno fa aveva riscosso un grande successo utilizzando il suo Iphone con lo stesso obbiettivo. La pubblicità in effetti oltre che miracoli può far proseliti e soprattutto riconsegnare una parvenza di modernità alla comunità ecclesiastica anche se in realtà vien da chiedersi perchè debbano dedicarsi dei fondi per questo e non per più importanti necessità
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Pilothandwriting: scrivere al pc con la propria grafia
Nasce Pilothandwriting, nuovo software che riproduce la propria grafia. Il mondo della tecnologia trova così una soluzione anche per i nostalgici della calligrafia. Il tocco personale dell’antichissima pratica dello scrivere sta alla base del progetto di una nota casa produttrice di penne che ha realizzato il programma mettendo a disposizione dell’utente un font speciale. Registrandosi al sito è infatti possibile scaricare e stampare gratuitamente un foglio con tutti i caratteri alfanumerici necessari e che una volta compilato e inviato al sito tramite webcam da il via alla realizzazione del font.
Se il risultato non è perfettamente di nostro gradimento, in corso d’opera è possibile editare direttamente online. Un altro piccolo tassello che dimostra la difficoltà che troviamo ad abbandonare alcune pratiche, nonostante la rivoluzione tecnologica in atto.
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Nasce ViGaMus, Centro per l’Evoluzione Artistica, Culturale e Tecnologica nella Storia del VideoGioco
Nasce ViGaMus, primo museo permanente di videogames d’Europa.
Un progetto anticipatore era già stato varato dalla Cineteca di Bologna, che nel marzo 2009 aveva inaugurato l’Archivio Videoludico, una sorta di esposizione/gameteca volta a tramandare la passione per i videogame di generazione in generazione. A fine maggio è stata la volta di Vigamus, acronimo di Video Game Museum, nato da un’intuizione di AIOMI, l’Associazione Italiana per le Opere Multimediali Interattive, sostenuta da Comune di Roma e Ministero della Gioventù. L’inaugurazione è prevista per il 2011 in Sabotino, quartiere centrale romano.
Detto questo, l’approccio sembra prettamente aziendale, a partire dalla terminologia utilizzata sul sito internet, molto diversa dai progetti culturali, e ciò potrebbe essere un bene. A un mese dalla conferenza stampa di presentazione però, tutto sembra tacere e può sorgere il timore che si debba attendere un po’ più del previsto prima di una sua concretizzazione.
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Editori e Apple: come un mercato troppo libero può riportare al monopolio
In questi giorni si sta sviluppando un interessante dibattito online tra addetti ai lavori, blogger, autori: tutto nasce da una considerazione piuttosto semplice e da un evento all’apparenza innocuo. La prima riguarda il ruolo monopolistico che di fatto sta assumendo la Apple nei mercati della musica e dell’e-reading, un monopolio legato alla capacità da parte della casa di Jobs non solo di soddisfare, ma anche di creare la domanda.
L’Ipod è così diventata la piattaforma privilegiata per l’ascolto di file audio, così come l’Ipad si avvia a diventare l’e-reader di riferimento del mercato dell’editoria, con buona pace, almeno per il momento, di Amazon e il suo Kindle. Ecco che quindi dalla propria posizione provider pressochè unico, la mela smangiucchiata ha la facoltà di decidere cosa può essere pubblicato e cosa no: si vende solo ciò che gli apple store distribuiscono, quindi gli editori devono pubblicare solo ciò che gli Apple store vogliono distribuire.
L’evento in apparenza innocuo è la dichiarazione di Jobs che di fatto bandisce contenuti pornografici e dai propri mercati. Apparentemente sacrosanta, questa considerazione ha portato all’esclusione dal download di alcune opere (fumetti ma non solo) che presentano scene di nudo. Il sito TheBigMoney.com segnala che un adattamento a fumetti dell’Ulisse di Joyce, intitolato Ulysses Seen, è stato inizialmente respinto dall’App Store perché conteneva immagini di nudo inaccettabili. Sembra che poi sia tutto rientrato ma il problema rimane. Se la discrezionalità di pubblicazione dovesse rimanere in mano all’unico distributore di fatto sul mercato, il rischio di una censura, diretta o indiretta, diventerebbe una realtà.
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Kinetic per Xbox 360 presentata a Los Angeles
L’ultima vera rivoluzione nel modo di concepire i videogames su larga scala è stata la Wii. Una tecnologia innovativa che era rivolta a un nuovo segmento di mercato e che ha portato la consolle di casa Nintendo nelle case di moltissime persone, avvicinando anche chi a prodotti del genere non si era mai dedicato. Aperta la strada, ci sono voluti quattro anni perchè Microsoft presentasse il proprio progetto basato su tecnologia motion-capture ma ora sembra che sia tutto pronto. Kinect, questo il nome del sistema legato all’ammiraglia XBox 360, è infatti lo strumento scelto per attrarre i cosidetti casual gamers, presentato alla E3 Exposition di Los Angeles.
Un evento che pur non permettendo una diretta fruizione di Kinect, e dunque una valutazione di pregi e difetti, è servita a mettere a fuoco le strategie Microsoft. I primi titoli ufficiali non portano grandi novità ma ricalcano quanto già visto per la Wii: sport, yoga, ballo, simulazioni di guida. L’asso nella manica sembra però essere un altro. Una collaborazione con la LucasArt dovrebbe infatti portare alla realizzazione di una saga di Star Wars che permetterebbe a milioni di fan di impugnare direttamente una spada laser da Jedi. Se la realizzazione dovesse essere migliore delle sfide di kendo di Wii Sports si tratterebbe della rivoluzione nerd del millennio.
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Chrome Os in autunno
Il sistema operativo Google sarà disponibile in autunno. Sembrano lontanissimi gli anni di monopolio Microsoft, quando il copyright regnava incontrastato, se non per una fetta radical chic che si affidava al Mac: poi naquero i primi progetti open source, via via implementati fino a superare gli standard dei programmi proprietari. Infine il salto ai sistemi operativi che a oggi sottraggono fette di mercato sempre crescenti soprattutto alla casa di Bill Gates (è di pochi giorni fa la notizia che Google, per motivi di sicurezza ha abbandonato Windows per i computer dei propri uffici).
In questo scenario si affaccia la dichiarazione di Sundar Pichai, vicepresidente di Mountain View, secondo cui Chrome OS, il sistema operativo con cui Google punta a rivoluzionare il mondo dei personal computer, arriverà in autunno. Il progetto era stato presentato nel novembre scorso come un modo nuovo di interpretare il concetto di sistema operativo: fondandosi su internet, richiede poca memoria proprio perchè la maggior parte delle applicazioni sarà sul web.
Chrome OS si basa sull’esperienza di Linux affiancata al concetto di web store (di proprietà Google?) da cui sarà possibile scaricare applicazioni e contenuti secondo necessità. Un lancio in grande stile supportato da moltissimi servizi in diretta concorrenza con i due colossi di Gates e Jobs. Chissà che cosa uscirà da questa concorrenza.
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Quit Facebook Day: un flop?

Facebook seguirà in futuro le abitudini di navigazione degli utenti per veicolare messaggi pubblicitari personalizzati.
Sembrava potesse essere un successo, in realtà a guardare i numeri del Quit Facebook Day non sembra proprio. Due ragazzi canadesi avevano proposto la giornata di ieri per una uscita di massa del social network, che conta oltre 540 milioni di profili. Alla proposta, legata alla protesta nei confronti delle privacy policy del colosso di Zuckerberg, hanno aderito poco più di 30.000 persone.
Una minoranza che fa pensare quanto poco risulti importante questo aspetto per la maggior parte degli utenti di social network: pare che la privacy si mantenga solo eliminando le intercettazioni telefoniche. In realtà, se da un lato nascono siti di facebook suicide che permetteno la cancellazione del proprio account è probabile che chi intende farlo non sia intenzionato a dare al proprio gesto una dimensione pubblica utilizzando perdipiù le stesse modalità di pubblicizzazione del servizio da cui vuole allontanarsì.
Un flop dunque, che però va affiancato al fenomeno silenzioso e continuo della diminuzione degli utenti attivi che non può non preoccupare mr. Zuckerberg.
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Europa 7 alla sfida del digitale di seconda generazione
Tra
sformare i problemi in opportunità: è questo ciò che devono aver pensato gli editori di Europa 7. Dopo un calvario durato 12 anni per vedersi riconosciuto un diritto di trasmissione (che con regolare concorso aveva ottenuto a scapito delle frequenze tuttora occupate da Rete 4), il progetto televisivo si riforma affidandosi a una nuova tecnologia. Ecco quindi che in Italia, nel periodo di transizione verso il digitale terrestre, diventerà accessibile una modalità digitale di seconda generazione, già definita T2. Europa 7 Hd garantirà 8 canali a pagamento ad alta definizione, blockbuster ee eventi sportivi mentre 7 Box, decoder realizzato in collaborazione con aziende del calibro di Ericsson e Sony, garantirà la ricezione del digitale terrestre di prima generazione. L’editore Francesco di Stefano ha dichiarato che
“dopo l’assegnazione del canale 8 abbiamo cercato di capire cosa potevamo farci e ci siamo risposti che potevamo farci ben poco. Un solo canale ci avrebbe permesso di trasmettere solo a macchia di leopardo e di raggiungere al massimo 15 milioni di persone, col risultato che la raccolta pubblicitaria sarebbe stata impossibile. Cosi’ ci siamo messi a studiare le tecnologie disponibili e ci siamo imbattutti in quella formidabile del T2 che permette di avere sul televisore una qualita’ paragobile al Blu Ray con un suono Dolby 5.1 e persino 7.1, praticamente superiore a quella del cinema”.
Il nuovo decoder sarà distribuito a partire dal 15 giugno a poco meno di 150 euro ma con diverse opzioni inserite nel prezzo.
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PEC: quanto ci costi?
Era stata presentata come l’innovazione che avrebbe permesso grande risparmio di tempo e denaro, ma a oggi, la PEC (posta elettronica certificata) si sta rivelando l’ennesima semplificazione di facciata.
Proprio un organismo del governo, il ministero dell’Economia, tramite un corposo documento, ha sconfessato il progetto, che dovrebbe sostituire le raccomandate, con un laconico “problemi di copertura finanziaria”. I dati forniti dal ministro Brunetta parlano si di una richiesta di 214.000 account al sito ma gli indirizzi attivati al momento sono poco più di 76.000: questo perche molti utenti non hanno formalizzato la richiesta recandosi negli uffici postali oppure…
Oppure attraverso un approfondimento informativo ci si è resi conto che la PEC, che pure ha origine da una valida intuizione, la dematerializzazione di molti documenti, attuata all’italiana non è poi così funzionale: infatti il sistema prevede una certificazione della spedizione/ricezione della mail ma non del contenuto della stessa, che verrebbe invece garantito da un sistema di firma digitale. Ancora, si tratta di un sistema utoreferenziale che non permette interscambi con altri sistemi di posta certificata, come quelli esteri. Infine, propagandato come strumento gratuito per i cittadini, lo è solo se si escludono i 50 milioni di euro pagati a Poste Italiane e Telecom che si sono aggiudicate l’appalto, secondo Massimo Penco, presidente dell’associazione “Cittadini di internet” ed esperto di sicurezza informatica.
Un po’ di matematica ed ecco come ogni casella finora attivata è costata ai contribuenti più o meno 650 euro…
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