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I reality shop: lo shopping non è più quello di una volta!

interno di un negozio
C’era una volta il negozio di ‘Marca’, cioè quello store dove si poteva trovare ‘Il Prodotto’ che corrispondeva rispondeva a ‘Un Bisogno Materiale’. Oggi invece si vedono abbinate un jeans di Armani ad un maglione comprata sulla bancarella, o un bel paio di Hogan accompagnate da una borsa finta pelle di Zara e accessori di H&M. Questo invece è il mondo in cui il consumatore non crede più alla Marca…quella con la M maiuscola, ma regna il potere del consumatore nella scelta e nell’abbinamento del prodotto, alla diversità, all’indipendenza. Lo shopping non è più quello di una volta.
L’oggetto del desiderio dei consumatori di oggi non sono più i prodotti, ma i negozi! Sembra assurdo ma è così. E’ cambiato il processo di acquisto: la soddisfazione del proprio ego nel trovare un accessorio o un capo d’abbigliamento (lo stesso discorso però si può fare per gli ipermercati) in mezzo a tanta scelta in modo libero, è il principale obiettivo del consumatore. Ricordiamoci che nell’era del multimediale dove tutti sembra immateriale e lontano (oserei dire anche tridimensionale) il consumatore si fida di ciò che può vedere e toccare.

saponette colorate, dalle forme stravaganti e odori accattivanti
Gli ‘Store’ quindi devono essere percepiti dal consumatore come una seconda casa, devono ricordare un pò il mercato sotto casa. Posti come Ipercoop, Zara, Esselunga, Lush e tanti altri sono diventate mete di veri e propri pellegrinaggi periodicamente ripetuti (si pensi al fatto che per l’Ikea si organizzano pulman da altre regioni d’italia con tanto di visita guidata, pranzo e convenzioni con agenzie turistiche). Il consumatore è dunque alla ricerca di esperienze, spesso però confusa con l’idea di gita scolastica!
Ma il successo di questi grandi punti vendita sta proprio nello studio approfondito da parte dei manager del Marketing (anche questo con la M maiuscola) che saltellano da un convegno all’altro e fanno lunghe ricerche a volte anche chiedendo l’aiuto di altre figure professionali come architetti, tecnici del suono eccetera. L’utilizzo del profumo, della luce, di un determinato tipo di arredamenteo nel negozio, insieme a scenografie studiate e costose sono gli effetti chiave della buona riuscita di vendita. La libertà di comporre percorsi autonomi, come se si navigasse tra le bancarelle del mercato, scovando un prodotto che altri non hanno trovato. Ad attirare l’attenzione talvolta sono non i prodotti che si trovano nel punto vendita ma gli odori, la musica, un tuch-screen o un maxi schermo.
Possiamo così definirli “Reality Shop“: contesti riconoscibili come reali, portatori di tendenza, in cui i consumatori possono costruire esperienze d’acquisto semplici che non contengono palesi manipolazioni. Il negozio deve rendersi disponibile a nuove idee stilistiche, a filosofie di consumo che non pretendono di piegare le persone ad un proprio messaggio ma che all’opposto le invitano a piegare il messaggio di marca alle loro strategie, alle loro curiosità, alla loro creatività.



