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Lavazza si rassegni, in Paradiso c’è posto anche per George!

Il Gran Giurì ha deciso: lo spot di Nespresso non è plagio.
Vi ricordate la querelle Lavazza-Nespresso su chi avesse l’esclusiva del Paradiso? Lo spot con il fascinoso George Clooney che approda in Paradiso per tornare subito dopo fra i comuni mortali non era proprio andato giù all’azienda italiana, che da ormai 15 anni ambienta le sue pubblicità proprio al cospetto di San Pietro, con l’accoppiata vincente Bonolis-Laurenti. Tanto da far ricorso al Gran Giurì, accusando la multinazionale svizzera di plagio. Ora la telenovela sembra essere arrivata al capolinea perché il Gran Giurì ha deciso ed il verdetto è inequivocabile: anche per Clooney c’è un posto in Paradiso!
In altre parole, la campagna internazionale di Nespresso, che da diversi anni vede Clooney come suo testimonial, non è stata considerata un’imitazione della pubblicità di Lavazza perché i due spot sfoggiano stili e linguaggi completamente diversi, suscitando differenti reazioni negli spettatori. Difficile, infatti, mettere sullo stesso piano i dialoghi da Commedia all’italiana degli spot targati Lavazza e lo scambio di battute fra Clooney e John Malkovich, che vanta fra l’altro citazioni cinematografiche di rilievo, come il celebre Il paradiso può attendere.

Stessa ambientazione, ma stile e linguaggio diversi per gli spot di Lavazza e Nespresso.
Conclusa la battaglia, resta da chiedersi se ne sia davvero valsa la pena. In fondo, la stoccatina inferta da Nespresso poteva paradossalmente costituire un vantaggio per l’azienda italiana, che avrebbe potuto beneficiare in silenzio dell’implicita associazione o, al limite, ideare un simpatico contro-spot, magari sfoggiando Elisabetta Canalis! Perché, nell’advertising più che mai, le guerre è meglio farle a suon di idee!



