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Nove anni. Snobba l’Università e i professori.
C’è un po’ di invidia nell’aria ma anche ammirazione, tanta. Una domanda ingenua corre veloce nella mente: come si saranno sentiti i professori universitari dell’Ateneo Battista dell’ex colonia britannica di Hong Kong, scartati su due piedi da un bimbo di soli 9 anni? Per l’età che ha è quasi impossibile solo immaginare che sia riuscito ad arrivare al livello di conoscenza a cui è ora. La mente non può che correre veloce al film My little Tate (“Il mio piccolo genio”, regia di Jodie Foster, attori protagonisti: Harry Connick jr., Adam Hann-Byrd, Dianne Wiest e Jodie Foster. Non è certo la prima volta, però, che si stenta parlare di casi di bambini prodigio, allora perchè questo fa parlare tanto?
Attorno al 24 – 27 agosto è apparsa la notizia che il baby matematico avrebbe frequentato la Hong Kong Baptist University che aveva accettato il piccolo genio lo scorso mese, avendo organizzato per lui uno speciale corso di cinque anni. Già Tong Chong-sze, preside della facoltà di Scienze, aveva dichiarato che, nell’affrontare le prove di ingresso, March ha mostrato un’attitudine alla matematica rara, persino tra gli studenti universitari “ordinari”. Nei primi tempi la domanda che ci si poneva era se gli studenti, suoi colleghi, avebbero avuto la possibilità di tenere testa a questa spettacolare mente matematica, ma nessuno avrebbe pensato che anche i professori avrebbero potuto essere messi in discussione!
Difatti, March Boedihardjo, il più giovane studente universitario del mondo, dopo le prime lezioni, ha detto di non sentirsi stimolato dagli insegnamenti dell’Ateneo.
«È tutto troppo facile. Ho imparato queste cose uno o due anni fa», ha detto il baby-prodigio, dichiarandosi deluso anche dai compagni di corso: «In classe nessuno parla, i miei colleghi ascoltano soltanto, senza interagire tra di loro».
Lo stupore è grande perchè, potrebbe anche sorgere il dubbio che dietro ad un’assunzione così ci possa essere un po’ di saccenza in una mente biologicamente acerba ma celebralmente evoluta, ma se davvero neanche il percorso di laurea sembra essere adatto a March, ciò rende percettivamente commensurabile, al limite dell’immaginabile, la profondita di questo genio. E la domanda che segue questa storia sicuramente è: andando di questo passo, cosa ci sarà da aspettarsi da March a 10 anni? Una licenza della fantasia lo vede ad insegnare presso qualche Università o, magari, ad abbracciare nelle sue piccole mani un Nobel.




